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Negli ultimi cinque anni consumi in calo di – 4 miliardi di euro, ma il retail può ripartire: dati e strategie secondo Massimo Torti, Federazione Moda Italia Confcommercio – INSIDE #Lineapelle107

Massimo Torti, Segretario Generale di Federazione Moda Italia – Confcommercio, offre una panoramica chiara sulla situazione del retail moda in Italia, sulle trasformazioni in atto nei consumi e sul ruolo della pelle in un mercato sempre più orientato alla sostenibilità e alla trasparenza.

Un retail in difficoltà: chiusure e calo dei consumi

Torti apre l’intervista con un dato significativo: negli ultimi cinque anni hanno chiuso 25.000 punti vendita in Italia, a causa di un calo dei consumi pari a 4 miliardi di euro.

Questa contrazione non riguarda solo il commercio, ma l’intera filiera moda–pelle, perché ogni anello è interdipendente: se il retail soffre, l’impatto ricade su produzione, distribuzione e fornitori.

Le caratteristiche del retail che funziona

Nonostante le difficoltà, esiste una parte del retail che continua a performare bene.

Secondo Torti, i negozi vincenti sono quelli che hanno saputo:

  • innovare,
  • investire in competenze,
  • utilizzare la tecnologia in modo strategico,
  • comunicare in maniera efficace, soprattutto sui social,
  • comprendere che il consumatore è diventato un “consum-attore”, più consapevole e selettivo.

La formazione offerta da Federazione Moda Italia e Confcommercio supporta proprio questo percorso di aggiornamento.

La pelle e i giovani: come renderla più attrattiva

Torti affronta il tema della percezione della pelle tra i giovani, spesso influenzati da mode e terminologie improprie.

Ricorda che esiste una legge che definisce cosa può essere chiamato pelle, cuoio o pelliccia, e che termini come pelle vegana, ecopelle o finta pelle sono spesso scorretti o illegali.

La chiave, secondo Torti, è:

  • informare correttamente il consumatore,
  • valorizzare la pelle come materiale naturale, sicuro e sostenibile,
  • comunicare i processi di concia moderni, rispettosi dell’ambiente e degli animali.

La sfida del riciclo e l’Agenda 2030

Torti approfondisce un tema particolarmente attuale per l’intera filiera: il riciclo delle calzature. Si tratta di un processo complesso, perché una scarpa è composta da materiali diversi – pelle, tessuti, plastiche, metalli – che devono essere separati e trattati correttamente.

A oggi manca ancora un quadro normativo definitivo sulla responsabilità estesa del produttore (EPR) per il tessile, elemento che rallenta l’avvio di sistemi strutturati di raccolta e riciclo.

Nonostante ciò, il settore sta già muovendosi: molti negozi stanno sensibilizzando i consumatori, mentre le imprese stanno sperimentando soluzioni per allungare la vita dei prodotti o reimmettere i materiali nel ciclo produttivo.

Secondo Torti, la sostenibilità non può più essere considerata un valore aggiunto, ma un obiettivo condiviso, in linea con l’Agenda 2030 e con le aspettative dei consumatori più giovani.

L’Indicazione Geografica Protetta come leva per valorizzare la filiera

Torti evidenzia poi una novità rilevante: l’estensione dell’Indicazione Geografica Protetta (IGP) ai prodotti non agricoli, entrata in vigore il 1° dicembre.

Questa misura rappresenta un’opportunità strategica per il settore moda–pelle, perché permette di riconoscere e tutelare il valore dei territori produttivi, delle competenze artigiane e delle tradizioni locali.

L’IGP non riguarda solo la qualità del prodotto, ma anche la sua storia, la cultura e il saper fare che lo caratterizzano.

Per questo, Torti sottolinea come distretti come quello veneto possano trarre grande beneficio da questo strumento: non si vende più soltanto un articolo, ma un ecosistema territoriale, fatto di relazioni, identità e reputazione.

In un mercato globale competitivo, questa forma di riconoscimento può diventare un elemento distintivo e un potente strumento di comunicazione.

 

GUARDA L’INTERVISTA COMPLETA

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